Si discute in questi giorni della possibilità di aumentare i compensi per i vertici delle partecipate regionali. Una decisione che lascia increduli e che rischia di allontanare ancora di più le istituzioni dai bisogni reali della gente. Aumenti partecipate Sicilia
«In una Sicilia dove si fatica anche solo ad ottenere una visita medica, dove le strade restano piene di buche e i trasporti pubblici sono spesso un miraggio, pensare di ritoccare verso l’alto gli stipendi delle poltrone è un segnale grave e profondamente sbagliato» dichiara Francesco Tanasi, Segretario Nazionale Codacons.
La situazione è evidente agli occhi di tutti. «La sanità pubblica è al collasso, i giovani sono costretti ad andare via, gli anziani vivono spesso nell’abbandono, e le famiglie fanno fatica ad affrontare anche le spese più essenziali – continua Tanasi – e mentre il popolo siciliano chiede risposte, la politica discute di aumenti. È una scelta che suona come uno schiaffo».
Non si tratta soltanto di una questione economica, ma di giustizia sociale. «Questa non è solo una questione di bilancio – aggiunge – è una questione morale. In un momento storico così delicato, ogni euro pubblico dovrebbe essere destinato a chi ne ha davvero bisogno.
A chi attende una TAC, a chi affronta il freddo in una casa senza riscaldamento, a chi spera in un autobus per andare a lavorare o a scuola».Aumenti partecipate Sicilia
Il Codacons lancia un appello forte e chiaro. «La politica ha il dovere di rimettere al centro la persona, non la poltrona. Le risorse vadano nella sanità, nei trasporti, nella scuola, nel sostegno alle famiglie e a chi vive nella marginalità. Non nei privilegi».
«Il Codacons continuerà a essere la voce di chi non ha voce. Perché i siciliani non chiedono carità, ma rispetto. E meritano di essere ascoltati, non ignorati» conclude Tanasi.